La risata è un meccanismo sociale complesso che nasce dall’elaborazione cerebrale di situazioni inaspettate o incongruenti. Quando il nostro cervello percepisce una rottura delle aspettative – ciò che gli psicologi chiamano “teoria dell’incongruenza” – rilascia endorfine e attiva il sistema limbico. Nel contesto delle interazioni sociali, ridiamo soprattutto quando emerge un contrasto evidente tra ciò che ci aspettiamo e ciò che realmente accade. L’umorismo funziona proprio perché mette a nudo questi paradossi, soprattutto quelli legati ai comportamenti umani più stereotipati. Ed è proprio su questo principio che si basa la barzelletta che state per leggere.
La barzelletta
VERSIONE FEMMINILE:
– Oh, mio Dio! Ti sei fatta i capelli! Ti stanno un amore!
– Trovi? Io non ero dello stesso parere quando mi hanno dato lo specchio. Voglio dire, non ti sembrano troppo ricci?
– Oh santo cielo, no! No, sono perfetti! Anche io volevo farmi un taglio così, ma penso che la mia faccia sia troppo rotonda. Forse è meglio che li lasci così come sono.
– Dici sul serio? Io trovo che il tuo viso sia adorabile. E potresti farti senza problemi uno di quei nuovi tagli tanto alla moda, saresti stupenda. Avevo intenzione di farlo anch’io, ma avevo paura che avrebbe messo in evidenza il mio collo.
– Oh, questa è bella. Mi piacerebbe avere il tuo collo. Qualsiasi cosa pur di distogliere l’attenzione da queste spalle enormi.
– Sei impazzita? Conosco ragazze che darebbero chissà cosa per avere spalle come le tue. Tutti i vestiti ti stanno così bene. Guarda le mie braccia, vedi come sono corte? Se avessi un po’ più di spalle non avrei problemi ad indossare quello che voglio.
– Oh, non farmi ridere! Ma se praticamente tutti gli uomini cadono ai tuoi piedi. Comunque si è fatto tardi, ti devo salutare, scappo. Ciao!
– Arrivederci, cara!
VERSIONE MASCHILE:
– Ehi, nuovo taglio?
– Sì.
Perché fa ridere?
Il fulcro comico sta nell’asimmetria comunicativa estrema tra i due approcci conversazionali. La versione femminile presenta un balletto elaborato di complimenti reciproci e auto-svalutazioni strategiche: ogni affermazione positiva verso l’altra viene bilanciata da una critica verso se stesse, creando una danza sociale complessa ma affettuosa. La versione maschile demolisce tutto questo con due sole parole, evidenziando come la comunicazione maschile tenda all’essenziale. L’effetto comico nasce proprio dal contrasto brutale: dopo aver letto un dialogo articolato e ricco di sfumature emotive, ci troviamo di fronte a uno scambio talmente minimalista da risultare quasi surreale. Non è tanto una questione di chi comunica “meglio”, quanto piuttosto l’evidenza ironica di quanto possano essere radicalmente diversi gli stili comunicativi basati sulle convenzioni sociali di genere.
