In sintesi
- 🎬 Rosso Volante
- 📺 Rai 1, ore 21:50
- 🏅 Film biografico che racconta la storia di Eugenio Monti, leggendario bobbista italiano, concentrandosi sui suoi anni più epici tra il 1964 e il 1968, il celebre gesto di fair play alle Olimpiadi di Innsbruck e il doppio oro a Grenoble, esplorando la sua umanità, i sacrifici e il valore etico dello sport.
Rosso Volante, Eugenio Monti, Giorgio Pasotti, Alessandro Angelini. Bastano questi nomi per capire che stasera su Rai 1 arriva una prima tv di quelle capaci di lasciare il segno, soprattutto per chi ama le storie vere, lo sport epico e il racconto di uomini che diventano mito senza smettere di essere fragili. Il film biografico “Rosso Volante”, diretto da Alessandro Angelini e interpretato da un sorprendente Giorgio Pasotti, debutta oggi, 23 febbraio 2026, alle 21:50 su Rai 1.
Rosso Volante ed Eugenio Monti: un eroe italiano raccontato con cuore e muscoli
Eugenio Monti non è solo un nome scolpito nella storia del bob, è una vera icona dello sport italiano. Il film si concentra su quattro anni decisivi, dal 1964 al 1968, quelli che vanno dal celebre gesto di fair play di Innsbruck al doppio oro di Grenoble. In mezzo, ci sono allenamenti sfiancanti, amicizie che resistono al tempo, amori che danno equilibrio e una determinazione che oggi sembra quasi appartenere ad un’altra epoca.
Angelini sceglie un tono intimo, quasi da diario, alternando la tensione della pista alle incertezze personali. Pasotti, dopo tre mesi di preparazione fisica, restituisce un Monti energico, ossessivo, ma anche profondamente umano. Non solo il campione, ma l’uomo che ha saputo perdere con eleganza e vincere quando molti lo davano per finito.
È raro trovare nella serialità italiana un biopic così netto, che non si limita a celebrare il mito ma prova a scavare nella psicologia del personaggio. In questo, “Rosso Volante” ricorda alcune produzioni internazionali sul mondo sportivo, dove la gloria è sempre accompagnata dal sacrificio, dal dolore e da qualche ombra.
Eugenio Monti e il gesto che ha cambiato la storia dello sport
Il momento simbolo del film è ovviamente quello del bullone alle Olimpiadi di Innsbruck 1964. Monti, lanciato verso l’oro, vede che il bob degli inglesi Tony Nash e Robin Dixon ha un problema tecnico. Avrebbe potuto ignorarlo. Invece no: smonta un bullone dal proprio mezzo e glielo consegna.
Quel gesto gli costò la vittoria, ma gli valse qualcosa di più: il trofeo Pierre de Coubertin, l’onorificenza dedicata al fair play sportivo. Una di quelle che non si vincono correndo più forte, ma scegliendo di essere migliori.
Il film rilegge quell’episodio con una cura quasi nerd, fatta di dettagli tecnici sulla meccanica del bob, sul tempo perso, sulla tensione delle squadre. Per gli appassionati è una gioia vedere come la produzione abbia preso sul serio l’aspetto sportivo, senza banalizzarlo.
Eppure non si ferma lì: Monti non è solo il “signore del fair play”, ma un atleta feroce, capace a 40 anni di trionfare a Grenoble con un doppio oro che ancora oggi mette i brividi agli storici dello sport.
Un cast che sorprende
Oltre a Pasotti, il film brilla grazie a un casting azzeccatissimo. Andrea Pennacchi interpreta Gianni Brera, il giornalista che coniò il soprannome “Rosso Volante”, con un mix di ironia e autorevolezza. Denise Tantucci dà vita a Linda Lee, la donna che riesce a far emergere un lato più fragile del campione. Stefano Scandaletti e Maurizio Donadoni completano un ensemble solido, credibile, costruito con cura.
- Giorgio Pasotti: un Monti complesso, sottilmente tormentato.
- Andrea Pennacchi: un Brera carismatico, perfetto nei tempi e nella presenza scenica.
Anche questo dimostra la volontà della produzione di non limitarsi al biografico didascalico, ma di costruire un racconto corale dove ogni personaggio aggiunge un tassello alla leggenda.
Perché vale la visione
“Rosso Volante” è un film che parla al presente. Parla a chi crede ancora nello sport come forma di etica, a chi ama le storie vere che non vengono edulcorate, a chi apprezza le narrazioni italiane che non hanno paura di essere ambiziose. È un racconto potente anche perché arriva in una stagione in cui lo sport in tv è spesso rumore, polemica, disordine.
Eugenio Monti, invece, resta un simbolo limpido. Un atleta che ha preferito perdere bene piuttosto che vincere male. Un campione che ha fatto parlare di sé per un gesto, prima che per una medaglia.
Questa fiction non è solo un tributo, ma un invito a riscoprire una pagina di storia che tutti pensiamo di conoscere, ma che merita di essere raccontata con questa intensità. E stasera, alle 21:50 su Rai 1, lo farà con immagini potenti e con un protagonista che si è messo davvero anima e corpo nel ruolo.
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